Archiviato in: Riflessioni urbane, comunicazione, costume | Tag: buzzfeed, cellulare, dipendenza, down, fax, friendfeed, gmail, google, internet, mail, msn, panico, point, shopping, skype, socialnetwork, twitter
Questo è il grido che Theworx lancia in una vignetta del suo blog. Una estrema sintesi iconografica, per rappresentare la disperazione generata nel mondo da un malfunzionamento di GMAIL.
La scritta “server error” ha imperversato sugli schermi di utenti sgomenti privati del loro strumento di lavoro di e contatto per tutta la mattinata del 24 febbraio.
I primi a parlarne e a dare le dimensioni del problema sono stati gli utenti stessi nei rimbalsi tra social network. Ecco che, Twitter, FriendFeed, Buzzfeed si riempiono pagine e pagine di allarme, sconforto e disagio.
Eppure tutto questo panico da isolamento sembra eccessivo. Sopratutto considerando che è durato poco più di due ore e mezza e che non tutto era perduto. L’accesso negato a Gmail era “solo” tramite rete standar, il pc per indenderci, mentre l’accesso da cellulare non ha mai smesso di funzionare.
Le reazioni al server error indicano chiaramente due grandi tendenze e vizi del mercato.
Punto primo: in pochissimi considerano il cellulare un valido strumento per leggere la mail, altrimenti il panico si sarebbe ridimensionato rapidamente o quanto meno, questa informazione avrebbe tranquillizzato forse non gli ego, ma le maggiori ansie dai social network sì.
Seconda e forse più sconcertante constatazione è: siamo psicologicamente dipendenti dalle nuove tecnologie. Quella che fino a ieri era un sentire comune e una frase quasi banale, ma ricorrente, oggi è una realtà comprovata e forse pure un po’ sconcertante.
Il peggio è che siamo coinvolti tutti tanto da non ricordare che questi sistemi sono sovrastrutture, non protesi con cui siamo nati.
Quindi, un avviso a tutti coloro che tentano ancora di dimostrare che non sono additted da cellulare: la droga tecnologica non è più solo quella, anzi…
Giusto per essere più sconcertanti, suggeriamo che tentare di dimostrare il contrario è inutile… se non è il cellullare è la mail. In alternativa aspettano in fila i social network, le chat e i blog.
Insomma non nascondetevi! Siamo tutti colpiti!
Decretata l’assuefazione, resta da capire dove stia il male o il bene di questa dipendenza. In attesa di comprenderlo, come tutto ciò che è nuovo e inarrestabile, meglio saper prendere le giuste misure, sopratutto se si tratta di misure di emergenza. Per esempio sempre possedere due mail, se non tre includendo il dominio del lavoro. La batteria di riserva per i cellulari è fondamentale e, per quando si va in trasferta, portiamone anche un’altro… quello vecchio… il muletto che tutti abbiamo nascosto in un cassetto. Ricordiamoci che esistono gli internet point ed i fax. Non scordiamo mai le potenzialità di Skype e MSN.
Insomma sì, siamo circondati, intrisi e contriti.
Rispetto a tutto questo, la sindrome da shopping complusivo non è niente, soprattutto perchè in questo caso, ne sono colpiti in egual misura donne e … uomini.
Archiviato in: Riflessioni urbane, comunicazione, costume | Tag: facebook, msn, myspace, skype, sms, social
Dopo gli sms è Facebook la nuova rivoluzione comunicativa?
A girare tra metro e crocicchi umani sembra di sì. Non sfuggono tra i dialoghi frasi del tipo “come non lo sai, l’ho scritto su Facebook..” oppure “te lo dico dopo su Facebook..” o, per non essere monomarca, “ti ho invitato al mio Space“..
La comunicazione sembra dilatarsi tra i media. Le bacheche di Myspace e i muri di Facebook sono un appiglio a cui aggrapparsi mentre si oscilla tra una chat ed una telefonata via skype e un occhio resta sempre nel mondo “reale” degli sms e delle telefonate.
Tutto questo forse non sarebbe mai iniziato se non ci fosse stata la vera rivoluzione dei social… “il primo contatto”.
Invece di agognare per avere il suo di lei/lui telefono, che sia un interesse amoroso o lavorativo, ora basta il nome e il cognome e trovi chi vuoi!
Insomma è come avere un enorme elenco del telefono aperto davanti, in questo mondo anche la mail passa in secondo piano.
Già solo trovandosi inizia un dialogo, o meglio la lettura della vita altrui, senza bisogno di interagire.
Il resto… ve lo dico su Facebook…
