Bacchettata’s Weblog


Agenda setting o relatività einsteiniana?
Giugno 18, 2009, 1:39 pm
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Agenda setting ed agenda della rete… in Italia c’è chi dice che coincidono.

Il dato emerge da una ricerca realizzata da “LiquidaAgenda” che analizza le espressioni più comuni dei blog. Dai 900 mila post presi in esame è la gerarchia della memoria breve a vincere. Le parole più diffuse sono: Berlusconi, crisi, Abruzzo, Facebook, iPhone, Inter, Obama, Papa Bendetto XVI, Milan, Ambiente.

Ragioniamoci un pò su… Se davvero i mercati sono conversazioni forse non è poi deleterio, ed anzi è abbastanza normale, pensare di conversare su quello che ci sta più a cuore e ci è più prossimo.

A ricerca inoltre sembra non dare il giusto peso ad un fattore importante della rete, l’assenza temporale.

Di fatto anche una notizia di cinque anni fa è ancora reperibile come una di oggi stesso. Stesso dicasi per trattati di storia o altre ricerche e materiali classici. Il tempo su internet è diffuso e circolare, quindi è comprensibile che se non c’è del nuovo su cui riflettere, non ha molto senso riscrivere cose già presenti e sopratutto ancora reperibili per chi cerca.

Forse per sapere se davvero la memoria degli italiani in rete è governata dall’agenda setting dei media non va guardato cosa scrivono, ma cosa cercano.

Come nelle chiacchere di quartiere, si parla del presente e nessuno dimentica il passato!



It ’s all over gmail is down too

Questo è il grido che Theworx lancia in una vignetta del suo blog. Una estrema sintesi iconografica, per rappresentare la disperazione generata nel mondo da un malfunzionamento di GMAIL.

La scritta “server error” ha imperversato sugli schermi di utenti sgomenti privati del loro strumento di lavoro di e contatto per tutta la mattinata del 24 febbraio.

I primi a parlarne e a dare le dimensioni del problema sono stati gli utenti stessi nei rimbalsi tra social network. Ecco che, Twitter, FriendFeed, Buzzfeed si riempiono pagine e pagine di allarme, sconforto e disagio.

Eppure tutto questo panico da isolamento sembra eccessivo.  Sopratutto considerando che è durato poco più di due ore e mezza e che non tutto era perduto. L’accesso negato a Gmail era “solo” tramite rete standar, il pc per indenderci, mentre l’accesso da cellulare non ha mai smesso di funzionare.

Le reazioni al server error indicano chiaramente due grandi tendenze e vizi del mercato.

Punto primo: in pochissimi considerano il cellulare un valido strumento per leggere la mail, altrimenti il panico si sarebbe ridimensionato rapidamente o quanto meno, questa informazione avrebbe tranquillizzato forse non gli ego, ma le maggiori ansie dai social network sì.

Seconda e forse più sconcertante constatazione è: siamo psicologicamente dipendenti dalle nuove tecnologie. Quella che fino a ieri era un sentire comune e una frase quasi banale, ma ricorrente, oggi è una realtà comprovata e forse pure un po’ sconcertante.

Il peggio è che siamo coinvolti tutti tanto da non ricordare che questi sistemi sono sovrastrutture, non protesi con cui siamo nati.

Quindi, un avviso a tutti coloro che tentano ancora di dimostrare che non sono additted da cellulare: la droga tecnologica non è più solo quella, anzi…

Giusto per essere più sconcertanti, suggeriamo che tentare di dimostrare il contrario è inutile… se non è il cellullare è la mail. In alternativa aspettano in fila i social network, le chat e i blog.

Insomma non nascondetevi! Siamo tutti colpiti!

Decretata l’assuefazione, resta da capire dove stia il male o il bene di questa dipendenza. In attesa di comprenderlo, come tutto ciò che è nuovo e inarrestabile, meglio saper prendere le giuste misure, sopratutto se si tratta di misure di emergenza. Per esempio sempre possedere due mail, se non tre includendo il dominio del lavoro.  La batteria di riserva per i cellulari è fondamentale e, per quando si va in trasferta, portiamone anche un’altro… quello vecchio… il muletto che tutti abbiamo nascosto in un cassetto. Ricordiamoci che esistono gli internet point ed i fax. Non scordiamo mai le potenzialità di Skype e MSN.

Insomma sì, siamo circondati, intrisi e contriti.

Rispetto a tutto questo, la sindrome da shopping complusivo non è niente, soprattutto perchè in questo caso, ne sono colpiti in egual misura donne e … uomini.



sicuri che la iptv è un nuovo media?
Dicembre 11, 2008, 11:25 pm
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La tv su internet è una chimera raggiunta.

Tecnicamente, e di fatto, la facciamo già… ma siamo sicuri che parliamo di un prodotto per il web?

Se avete frequentato gli ultimi convegni che hanno avuto per temi le iptv o i provider tv su internet vi sarete senz’altro accorti che ci sono poche idee sul nuovo media “internet che può trasmettere anche video” e molte idee su “finalmente facciamo anche noi televisione”.

Insomma la tv su web sta diventando sempre più il laboratorio insperato su cui testare le abilità e la creatività di molti singoli…

Non metto in dubbio le enormi possibilità che apre una situazione del genere… ma non credo che questo sia la vera missione della tv su internet che sia web, ip o altro…

La somma dei vecchi media deve dare come risultato, anche e sopratutto, un mezzo nuovo, qualcosa che si fonda e si ibrida al punto da essere riconoscibile, ma non già conosciuto.

Vi faccio un esempio che credo chiaro per spiegare questo concetto: vi ricordate quando con l’arrivo della TV si pensò bene di trasmettere il teatro con tanto di sipario e macchina fissa centrale?

Ecco, mettere la tv così come la conosciamo su internet è un pò fare la stessa cosa.